
Una delle prime europee che sbarcando oltreoceano non subisce elaborazioni esagerate anche se i tratti somatici del “made in USA” rimangono ben visibili a lavoro finito.

A vederla dal fuori sembra quasi intonsa. La carrozzeria rimane di quel colore candido che l’ha resa famosa per le strade del Vecchio Continente. Non sono state installate stravaganti appendici aerodinamiche e tanto meno un sistema di scarico da astronave. In questo caso la tecnologia BMW di partenza ha dato una bella mano: i meccanici del reparto M infatti avevano ben pensato a renderla una bestia da galleria del vento.
Pochi quindi gli accorgimenti necessari per migliorarla in termini di prestazioni e cattiveria. Sono stati installati cerchi scuri forgiati da 19″ che, insieme a un ribassamento di 28,5 mm della carrozzeria, rendono tutto nient’altro che un piacere alla vista. Altro piccolo ritocco concerne lo scarico che, pur venendo mantenuto a quattro terminali come l’originale, acquisisce un sound acuto cattivissimo.

Se dall’esterno si potrebbe parlare di una M3 appena rivista in alcuni punti sotto il cofano è tutta un’altra musica. Il propulsore è cresciuto di 600 cc diventando un V8 4,6 litri accoppiato al rimappamento della centralina elettronica. La potenza finale è notevolmente maggiore: 527 CV e 407 Nm di coppia che la lanciano a 322 km/h di massima in tranquillità.
Personalmente elaborazione approvata. Poco fumo e tanto arrosto in questo caso con il pregio di non sconfinare nel bizzarro di molti altri progetti recenti.
Nel video qui in basso lo stesso Steve Dinan mette in evidenza i tratti salienti della sua nuova creazione.
-Symo-


